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L'argine dei silenzi

MattutinoLeggo la mia città nel grigioazzurrogrigioazzurro di nebbia nelle stradestrade vuote che ritagliano il cottocotto di palazzi tra sparsi marmimarmi che urlano biancori di luceluce polimorfa alla prospettivaprospettiva delle medaglie d’orod’oro è il profilo che esce dal torrionetorrione che sorveglia la campagnacampagna quiescente tra i vuoti fossifossi che chiudono i campi riflessiriflessi siamo all’apparir del giornogiorno che squarcia il cielo sulla città.Quadretto fluvialeTace il fiume, bandiera, scia filante,due palmipedi incolori, anatranti,rompono il bisbiglio di altri amantie il silenzio dell’olmo rifogliantepiove rosato il tramonto oltre l’argine,qui sotto una stanca malinconiaancora ruba le parole a marginedella tua smascherata ritrosia.Fine giornata lungo il fiumeCos’è questo giorno, che schizza veloce:la luce d’aprile, un numero in calce?È l’evento che strappa, la falce che miete,il bisogno che sento, la sete che viene?Non l’acqua che corre e tutto dilava,non l’olmo gigante che oggi rifoglia:è il tempo che ancora riconto, numeriritorti che sull’abaco ricalcolo,la stagione futura che carrucola porta nel giallo fiorito di nuova gaggìa.

Ipocondriaci di verità (Il Senato approva)Lasciate il mio corpo inviolato checenere ritorni eterno alla terrae la voce di alcun giureconsultoabbia ragione a vendere o vendersial triplicante che a turno raddoppia come mercante o profeta nel tempioquando non avrò più nuove parolepiù di quante abbia mai potuto averenon negatemi scelta e libertàper dire chi son634o e dove andarenon indicatemi il cammino voiè ancora tempo buono a Samariail mio buio non sarà eutanasia.PartenzaLa libertà della mia morte, datemi,lasciatemi andare in fuga da Dio,ai suoi acri profeti non consegnatemi,concedetemi a quel poco di vento,alla brezza incerta della mia valle:non ergetevi a censori o custodidel viaggio in libertà senza agonia.



Edoardo Penoncini