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La spesa del giorno

Io voglioSanguina stelo di rosa e riposascava la spina nella carne nudasono giorni d’invettive e scomunichealla terra che s’imbeve di pioggiaagli eterni studenti sulle piazzeal politico ciabattante in cerca di strade lontano dalla giustiziaio voglio fossi canali torrenticurati per tempo non per urgenzalaboratori università e scuole spazi e docenti per studenti a tempocelle accoglienti per falsi mercantinascosti nel tempio col telecomandoriposa stelo la tua rossa rosastilla vivo sangue la nuda carne.RaccoltaNon ho paese nella spesa del giornostanno pochi generi nel carrellofame che avvelena sete che divoraquanto sarebbe piaciuto al fanciulloun secco saluto e una mano di risoalla giacchetta che raccoglie l’offertasfugge un sorriso di compatimentomio signore, noi raccogliamo, poichissà se la raccolta andrà a buon fineoltre confine mille son le stradee soccorre il sacrificio del fiore,sboccia ogni volta per esser reciso.Ombralascia il perdono sulla foglia d’orticaa quest’uomo che sembra un disco rottodissepolto tra mucchi di ramaglie lascia la sua voce vaga nell’arialamento sottile di belva chea sragione si autoassolve allo specchiolasciala col vento freddo dei boschinella stanchezza di luce cadentenon ci sono di notte ombre più smorte

La nuvola del poetail poeta maschera e nasconde il suo temposegna i confini tra il vero e il non verogiudica l’ipocrita e il suo corteoguarda intorno il luccichio delle cittàraccoglie i lamenti dei morientilo sguardo dei passanti è pietra lavicapoi nelle sue frasi c’è il cielo quotidianol’adeguarsi ai prezzi correntiun nido di papaveri nel campo di granoModellici accolga la voce nel regno fatuosenza supplire alle assenzeempatia enfatizzante di ogni creatorepreso dal suo amore folleimpegnato a far fluire modelli di vitarifrangere vita artificiale nei modellial crepuscolo si chiudono gli occhila notte offre il silenzio del migliore dei mondiFacile predizioneLa notte non sogno, trasecolo:infiniti e sottili fantasmis’intromettono, stanche Piziecon la pretesa di dirmi quandofugano o chiamano nuvolenere, strani segni, probabilidirezioni quale futurose non il solito ritorno al padre.



Edoardo Penoncini