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Quell'aria

Invecchiare sogno di un 16 dicembreè una semplice circostanza il volodi pensieri colorati su un piccolodiario il tuo orgoglioso frammentoper fermare l’impossibile invecchia-mento e tu lascia passare le nottilascia imbiancare i capelli che mortemi veda specchiato nei tuoi coloriTracce di tein quali versi d’amore vorrestidavvero trovare traccia di tese tu fossi quel rancore assopitoinconosciuto nocchiero dell’albada quale alba prenderesti i miei annia quale carta chiederesti voceil mattino si leva senza luce

La copertina del vinileGli orecchini di corallo e un marinaioquadri evanescenti della bella stagionesono apparsi sulla vecchia copertina del vinileocchi d’allegria in fuga come quelli sul vespino.Mi rende perplesso oggi il tondo del tuo viso,lo ricordavo pienotto come lo scrivevonei versi scherzosi dello strambotto.Ricordi come si facevano brevi i giorninella campagna d’estate impolverata dalla trebbiae non avesti il tempo d’innamorarti davvero prima di sentire la tua voce sul vinile.Per i miei figliSi slarga il Rio Maggiore di fronte al Sassocardo gli fa ombra il Monte Croce,Davide e Alberto tra sassi e balzelli d’acquagettano gialli fiori ai cigni dal becco pingue e ora con le mani vuote di fiori gialli giocano provetti esploratoritra altri sassi e altri balzelli risalendo il corsosegnando un sasso poi un altroper trovarmi un giorno ancora padre.SuoniEra la musica a scoppiettioil fruscio dei faggiil voto al santuariola parola immaginatala cantilena del rosariola voce strozzatadel Rio Scorticato.Fine giornataPer chi suona ancora la campanelladell’Archiginnasio, quando Bolognas’abbuia nelle giornate d’inverno?Chiudo i libri vecchi: sanno di polvere,ma nel cortile non c’è chi mi spolverale maniche imbiancate della giacca.

TracceSe tu fossi tornata al borgole strade avrebbero dato eco del tuo arrivo,nel viale e tra i vasi di gerani ai balconisarebbe fiorito un suono di corde.Non saprei riconoscerti oggise non intonassi la tua voce alemannarimasta nei miei circuiti neuronali,come mi resta sul dito memoriadella cedrina quando lascio il giardino.L’offertaQuando ti offro una parola di cartaè un modo come un altro per seguirti,come se il lucignolo d’improvvisointerrompesse di bruciarequel che voglio resti di te.XIElettra, è più grande oggi il desiderio,più breve la differenza degli annie la giostra è una gara ad inseguire;gocce di resina appiccicaticciacolano su vitree gocce secche,inermi abbracci di ossidati amantitra le pieghe crespose della carne.Dall’estate all’autunno si è dissoltala nostra primavera con le rose,le tue rose portate dalla villa,rubate nel giardino della fatasbucata dalle radici dei fossi; illude sempre l’estate e torturale ore del giorno, le ore della notte.Non hanno luce le ore del mattinoquando la piazza regala respiridi pane, i vecchi aprono le finestree il giorno le strade come ventagli, il borgo smette il suo sonno sudatoe l’erba col manto di guazza è un mare d’argento che scioglie la voce, Elettra.



Edoardo Penoncini