Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player.

Homepage Nota biografica Consigli di lettura Bibliografia L'argine dei silenzi Un anno senza pretese La spesa del giorno Qui non si arriva di passaggio Poesie scelte Lungo è stato il giorno Quell'aria Vicus felix Al fil źrudlà Hanno scritto Riconoscimenti 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Cammino di Santiago Roncisvalle-Pamplona Pamplona-Iraque Iraque-Navarrete Navarrete- San Juan de Ortega San Juan de Ortega-Burgos Burgos-Carrion de los Condes Carrion de los Condes-Leon Leon-Astorga Astorga-Villafranca del Bierzo Villafranca del Bierzo-Portomarin Portomarin-Santiago Pieghevole 

Qui non si arriva di passaggio

Estate, ore 14giornata perfettail vuoto e l’assenzaciottoli e pietrecolori distantila luce allo zenitabbatte le ombreil muro davantiammette desertiFiabaera l’argilla il suo sognol’acqua si fece pietrale pietre si unironoe furono casele case affiancate divennero stradele strade s’incrociarononacquero piazzele piazze vuotesi riempirono di gentela gente disseecco la nostra cittàe l’acqua del maresaliva al cieloper ritornare al fiumeche aveva fatto la cittàCinema BoldiniMuta - - - - - - - - - - - - - - - nelle vie delle pietre deserteindistinta distante l’anima vissutaè una voce che dice in silenzioil suo lamentosi vive la solitudine dell’infocamentoil quadrivio non insulta sbuffa della sua esistenzastretta tra cordoni disanimatibatte un tempo di stessi mirantisembra un fortino da deserto dei tartariil cinema Boldini

Verso un’altra identitàÈ come muoversi sull’asse d’equilibriotenendo in mano un libro,innamorarsi dell’esergo;la distanza che distogliemi lascia il tempo dell’apertura,sfoglia queste ore, s’imbrunanel viaggio di fortuna,s’innamora di nuove cosedietro le vecchie case.Ferrara, in forma di filastroccac’è lo spartiacque il castello con le torriil fossato tutt’intornola città e le sue muravola al cielo con misuracon le strade tutte dritteuna piazza tutta nuovauna chiesa e le campanelì s’incrociano le viecome angeli al quadriviouna corre ciottolantefino in fondo alla sua portal’altra d’ozio consolanteche si perde all’equinoziosembrerebbe ben genialeil disegno a cubi e casepochi marmi tante pietreche s’infuocano d’estatema non vedi l’infinitotutto questo è un orto chiusola città la più moderna d’ogni altra ch’è in Europama se vuoi veder l’anticonon è questo un suo difettonon ha archi fori o areneacque buone ad ogni effettotutt’al più tu corri forte fino dentro al vecchio borgoti avvolgeran fitte nebbienelle strade strette stretteIl cottoci sono giorni in cui la cittàsembra esistere solo per tegli scuri restano chiusile venature del cottosi fanno più scure e tu scruti quei segni come una direzionecerchi i suoi misteri sbirci da un portone socchiusolì la città che non ridemostra un lato ignotol’ortogiardino nascosto dietro i murisorridente sullo sfondo grigio delle ombrema non bisogna fermarsi tropposvanirebbe la fame del cotto



Edoardo Penoncini