Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player.

Homepage Nota biografica Consigli di lettura Bibliografia L'argine dei silenzi Un anno senza pretese La spesa del giorno Qui non si arriva di passaggio Poesie scelte Lungo è stato il giorno Quell'aria Vicus felix Al fil źrudlà Hanno scritto Riconoscimenti 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Cammino di Santiago Roncisvalle-Pamplona Pamplona-Iraque Iraque-Navarrete Navarrete- San Juan de Ortega San Juan de Ortega-Burgos Burgos-Carrion de los Condes Carrion de los Condes-Leon Leon-Astorga Astorga-Villafranca del Bierzo Villafranca del Bierzo-Portomarin Portomarin-Santiago Pieghevole 

Vicus felix

Invecchiare sogno di un 16 dicembreè una semplice circostanza il volodi pensieri colorati su un piccolodiario il tuo orgoglioso frammentoper fermare l’impossibile invecchia-mento e tu lascia passare le nottilascia imbiancare i capelli che mortemi veda specchiato nei tuoi coloriTracce di tein quali versi d’amore vorrestidavvero trovare traccia di tese tu fossi quel rancore assopitoinconosciuto nocchiero dell’albada quale alba prenderesti i miei annia quale carta chiederesti voceil mattino si leva senza luce

Una casaSi posa con il suo manto, la morte,su queste case, e dal sonno profondonascono i segni tra i muri salmastri,i ciuffi spessi di erba vetriola; i muri non cercano il filo a piombodimentichi del tiepido profumo del camino e gli intonaci si sgretolanocoi ricami d’argento delle chiocciole.Perdono ogni forma umana le case,si arrendono all’assalto di sterpaglieai fuochi occasionali dell’estatee resta nel fumo di vini e nebbieuna casa.MezzogiornoQui l’aria era buonaquella di una voltaora non ci sono più suoi cantorio vengono meno, almeno credo.Ricordo poche battute,mi sfugge del tutto il timbro vocaleuna voce cantava con il cigolìo della catenatira tira, e il secchioappariva sulla bocca del pozzo.Era la voce di mio nonnoo forse quella dell’Alfio,era l’ora della campana di mezzogiornoe dell’ombra sottile.La campagna era vivaÈ deserta oggi la campagna corsa da una trebbia che sputa chicchi d’oroe lascia a terra nubi di ricordipolvere e paglia, profumo di spighe tra enormi balle di fantasmi inerti;oggi sembriamo tutti altri, distantivissuti con l’angoscia dell’addioe se passo davanti casa miaal borgo vecchio dove sono natodove mi sono fatto uomo c’èuna curiosa luce che mi toglieil futuro e mi ridona le festedi piazza, coi giochi e i cortei dei vivi.RondiniNon vedo più le rondini partirenei loro viaggi verso i soli d’Africaquando al mattino segnavano il cielo,fitte sui fili dell’alta tensionefitte sui cavi nuovi del telefono.Come le lucciole ora sono rade,piccole piccole senza gli stridi,come le nottole lungo le viottole, come le rane pettegole negli stagni, come parole ritornatetra le muffe e i sudori di cantine svernate, tra il fumido delle stoppie in agosto nei campi seviziati.Le nuvoleCome stanno le nuvolea volte basse come nebbiao coi loro sorrisi bianchiimprovvisamente burrascosinel loro farsi e sfarsiin frasi di cielo?

Ira a Franco Fabbri morto erroneamente contro i fili dell'alta tensioneLa mia terra la mia ruralità, voglio tornare là dove si uniscono i profumi nei sentieri vuoti della campagna,nelle solitudini maniacali,lungo i viali, nei sogni in frantumi.Voglio eroi da canzoni di gesta,impavidi contro i fili di rame, lontani dal catrame,lanciati nella lotta funesta, oltre cocci spinetici,vibrata in canti orfici.Voglio abbracciarti eroe anticomentre l'arsura elettrica richiude i pori nell'ultimo duello,dire i tuoi riccioli con parole brevie lasciare gemere la memorianell’incanto del tuo riposo lieve.Leggendo Poesie elettriche a C.G.Parole terremotate, passite lungo i vicoli dell’ultimo secolo,una sferzata improvvisa di suonie ritmi temperati dentro fossidi campagna, colori nei giardini,parole del poeta nell’ascoltodi civettuoli campanili rosa.Cammino: s’assomigliano le stradele piazze e tutte le chiese di paese;qui anche gli odori di muffa e granaglietra i campi di sterpaglia e di gramignafanno vivere i vecchi caseggiaticon i rintocchi di campane elettriche,e l’ondulare lento di poesie rincuora la notte di san Giovannimentre la luna perde la sua stellaoltre i campi tra Tàmara e Saletta.Il viaggio a G.B.Anch’io avrò la mia Main Streetdopo che il cielo mi avrà tolto ogni lucescendendo dal ponte fino alla chiesa,il campanile mi guiderà coi suoi occhie i suoi rintocchi a morto per l’ultimo girotondotoccando i quattro angolie le fughe verso la campagnacome nelle sere d’estate a germogliare i sogni tra le lucciolee contare le stelle.Respirerò l’aria fresca del giardino proibito,conterò uno a uno i volti senza il fuoco delle corsee sulla piazza i parlottii domenicali dei grandile donne che uscivano dopo la messacon la veletta e il libro delle preghierecon la copertina nera e i bordi rossi.Sarà un’ultima volta mio, Ambrogio,con l’auto scura e dopo una breve sostaal civico novantottotra la curiosità di qualche piazzaiolosi fermerà per un breve rito nella chiesa prima che anch’io diventi fumo sopra i tetti...



Edoardo Penoncini